
Essendo giunti al termine dell'anno solare corrente, sono dunque a postarvi l'elenco dei libri letti nel 2005. Esattamente come feci nel
2004, accanto ai titoli troverete un voto che esprime il mio gradimento e non la qualità del libro, e anche un piccolo commento indicativo.
- Chiedi alla polvere – John Fante 8,5 (perchè tutti nella vita ci siamo sentiti almeno una volta come Arturo Bandini)
- Camere separate – Pier Vittorio Tondelli 9 (quando la scrittura esce involontariamente dalle viscere)
- L'uomo duplicato – Saramago 7 (gran bella storia, ma linguaggio sintatticamente complicato, richiede molta attenzione)
- L'amore ai tempi del colera – Gabriel Garcia Marquez 8,5 (la più bella storia d'amore mai narrata. Pare che quando l'amore è vero, la costanza premia)
- Il codice da Vinci – Dan Brown 6 (bisognava leggerlo perchè ne parlavano tutti, ci sono spunti interessanti, però l'autore utilizza uno stile da tema di scuola media, che a me personalmente non comunica niente)
- L'insostenibile leggerezza dell'essere – Milan Kundera 9 (il libro che meglio descrive la differenza tra amore e sesso)
- Cent'anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez 6,5 (a molti piace, io l'ho trovato troppo ripetitivo nella storia, innumerevoli figli, nipoti e bisnipoti con lo stesso nome, non ci capivo più niente)
- Il barone rampante – Italo Calvino 7 (storiella gradevole, farcita con le finezze stilistiche di Calvino)
- Si chiama Francesca questo romanzo – Paolo Nori 6,5 (interessante autore, simpatico, che scrive i libri trascrivendo i discorsi da un registratore, dimenticandosi spesso volutamente della punteggiatura)
- L'età verde – Jukio Mishima 6 (probabilmente ho pescato il suo libro meno famoso. Contiene un bel ritratto della società giapponese. Però preferisco Murakami)
- Il nome della rosa – Umberto Eco 8 (molto difficile superare il muro delle prime cento pagine, ma vi assicuro che ne vale la pena, per la bella storia e per l'anticlericalismo intrinseco)
- La morte nell'anima – Jean Paul Sartre 7 (ha scritto di meglio)
- I fiori del male – Charles Baudelaire 7,5 (IL poeta, LA raccolta di poesie. Che poi io preferisca i romanzi, è un altro discorso)
- Porci con le ali – Lombardo/Ravera 4 (l'ho letto perchè fu un romanzo generazionale per chi ha qualche anno in più di me. Se avete più di sedici anni lasciate perdere, se ne avete meno, tenetevi tre metri sopra il cielo che è meglio)
- Il capitano è fuori a pranzo – Charles Bukowski 7 (ha scritto cose migliori, ma questo è curioso perchè è il suo diario personale degli ultimi mesi della sua vita)
- Una vita violenta – Pier Paolo Pasolini 8,5 (va letto per capire da dove veniamo noi italiani, ora popolo di fighetti del telefonino)
- Madame Bovary – Gustave Flaubert 8 (la donna più stronza mai narrata. A volte vorrei imparare da lei, senza esagerare però)
- Il mio cuore nudo – Charles Baudelaire 7 (stralci di suoi scritti pubblicati postumi, probabilmente se li avesse riordinati e rieditati lui, avrebbero dato vita a un capolavoro)
- Le affinità elettive – Ghoete 7 (inizialmente stupendo, va sfumando verso la fine. Distrugge la teoria “se son rose fioriranno”, a favore dell'amore a prima vista. Se l'avessi letto prima forse avrei fatto scelte diverse. Ma anche no)
- Papà Goriot – Honorè de Balzac 7,5 (bellissime descrizioni degli sfarzi dell'ambiente nobile parigino del diciassettesimo secolo. Only for French addicted)
- Di cosa parliamo quando parliamo d'amore – Carver 6,5 (si, è il re indiscusso del racconto breve, sì, ha delle trovate a dir poco sensazionali, però a me sa di coito interrotto, che vi devo dire)
- Dalla parte di Swann – Marcel Proust 6 (è il libro che mi ha richiesto la più grande fatica mentale, a causa della complessità dei lunghi periodi. Ok, Proust era un genio, ma se uno lo affronta per puro piacere, magari è meglio orientarsi su opere più scorrevoli)
- Blackout – Gianluca Morozzi 6 (lettura di ferragosto, da spiaggia. Leggero e carino)
- Non buttiamoci giù – Nick Hornby 7,5 (sintatticamente scorrevolissimo, però mi fa incazzare perchè non finisce. Dice che qualsiasi vita può cambiare radicalmente in 90 giorni. Voglio credergli, in nome di altà fedeltà)
- Link – Albert Barabasi 8 (allucinante teoria sui gradi di separazione delle persone e dei siti web. Spiega il concetto di hub inteso come snodo di conoscenze. Solo per veri geek)
- 1984 – George Orwell 9,5 (se non l'avete ancora letto fatelo adesso, in questo particolare momento politico. Sconcertante il fatto che sia stato scritto più di 50 anni fa. Sprecherei l'aggettivo profetico)
- Candido – Voltaire 8 (il nome è l'essenza del protagonista, puro e ottimista anche quando tutto gli va storto)
- Il contratto sociale – Jean Jacques Rousseau 7 (saggio politico, da leggere per capire quanto e come la politica si ripete nella storia)
- La notte del drive in – Joe Lansdale 8,5 (l'unico che è stato in grado di farmi venire addirittura i conati di vomito per la crudità degli avvenimenti descritti in minuziosi particolari. Arancia meccanica in confronto è una giostra per bambini)
- Glamorama – Bret Easton Ellis 8 (le prime quattrocento pagine filano via senza accorgersene, poi si perde un po'. Un brillante ritratto della società yuppie americana. Il nuovo motto è cool is uncool)
- Cavie – Chuck Palahniuk 8 (dal mio preferito, ho le aspettative tarate a mille, ha scritto di meglio, ma bello comunque)
- Il gabbiano Jonathan Livingston 7,5 (a malapena cento pagine scritte grandi. Da regalare a chi non legge mai, per fargli capire perchè esistono persone che si ostinano a leggere tanto)
- Lo scudo di Talos – Valerio Massimo Manfredi 7 (il romanzo puramente storico non è il mio genere, eppure ha saputo appassionarmi)
- Dedalus – James Joyce 7 (molto introspettivo, mette in luce il rapporto con dio di un anima non più pura)
- La fattoria degli animali – George Orwell 8,5 (anche questo serve per capire meglio la politica)
- Underworld – Don de Lillo 9 (Dentro c'è veramente tutto quello che gli europei non si immaginano dell'america. Anche troppo, per scalare le novecento pagine ci ho messo un mese intero. E' stato stupendo leggerlo appena tornata da New York, la città in cui è ambientato. In certi momenti, se chiudevo gli occhi era come tornarci per un attimo)
- Estensione del dominio della lotta – Michel Houellebecq 7,5 (alcuni spunti sono geniali. E' impossibile pensare di poter entrare nella testa di un ingegnere per carpire i suoi pensieri, qui però si può trovare una possibile chiave di lettura)